Raffaele Mazzone
15/07/13
ADIEU CAVANI, GODITI IL RICCO DESERTO PARIGINO
Quando siamo ormai giunti alla fine (si spera) di questa interminabile telenovela, non ci resta che staccare dalle pareti (per chi non l'avesse già fatto) gigantografie, poster, foto e quant'altro di colui che ormai è solo un ricordo e nulla più. Edinson Cavani se ne va nel peggior modo possibile, calpestando l'affetto di chi tre anni fa lo accolse da campione quando era ancora lontano dal diventarlo. Arrivato come ragazzo semplice, religioso e legatissimo alla famiglia, ispirando di conseguenza fiducia nei suoi nuovi supporter poichè apparentemente diverso da coloro che frequentavano il suo stesso ambiente, ad un tratto invece sembra quasi abbia subito una metamorfosi per cui nulla più lo distingue da quel mondo fatto puramente di interessi materiali, dominato dal Dio denaro e che tende ad opprimere forse il lato più bello di questo sport, la riconoscenza e l'affetto di una piazza intera che stringendoti tra le sue braccia ti coccola e ti rende un grande calciatore. Dopo tutto questo fa parte del gioco, ma c'è modo e modo nella vita per far tutto, basta solo saper scegliere bene cosa e come farlo. Questo non è il caso di Cavani, che più volte negli ultimi mesi si è lasciato a varie versioni di quella che poi si è rivelata la triste realtà. Giri e fiumi di parole che alla fine hanno portato ad una inevitabile rottura con la città e con i tifosi anche stavolta non hanno fatto a meno di dimostrare la loro maturità riconoscendo in Cavani un grandissimo calciatore che ha fatto il bene della loro squadra ma che in fondo come persona vale poco o sicuramente meno di quanto si credeva.
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