Il presidente De Laurentiis ha concesso una lunga intervista comparsa questa mattina sulle pagine rosa de la Gazzetta dello Sport.
Presidente De Laurentiis,
la parola scudetto cosa le fa pensare?
«Sono arrivato al Napoli
con un progetto: i primi cinque anni per costruire, gli altri cinque per
vincere. Cosa? Vedremo. Credo di essere in anticipo. E per uno che non sapeva
niente di calcio è un successo: il Napoli era fuori dalla ribalta
internazionale e non era mai stato lodato per il suo virtuosismo finanziario».
Per l’Uefa siete tra i
club messi meglio nel fair play.
«Perché ho applicato la
regola che seguo nel cinema: estrema attenzione ai costi. Si può fare nel
pallone: basta rispettare i regolamenti. Accetto le regole del gioco, anche se
le contesto quando sembrano sbagliate: nel calcio c’è tanto che non va».
Per esempio?
«E’ gradasso, esagera:
negli altri sport non è così. È guascone e fregnone. Fa parlare soltanto di
cose non tecniche, di quanto guadagna questo, di quanto costa quello. Un film è
importante anche per ciò che rappresenta, non solo per gli incassi».
Un paragone tra il Napoli
e un suo film?
«Il Napoli è un film di
successo. Ci sono film finanziati dallo Stato che non incassano un euro e
sottraggono fondi ai film che si confrontano con il mercato. Ci sono anche club
purtroppo non abituati, per mentalità, a confrontarsi con il mercato. Tutto ciò
crea squilibri al sistema del calcio».
All’Eca lei è stato
critico: non vuole l’Europa League e sostiene che la Champions può fatturare
il triplo. Possibile che l’Uefa sia così sprovveduta?
«Tra una partita di
cartello di Europa League e una di campionato, la gente sceglie la seconda e
gli stadi restano semivuoti. E qui non c’entra l’inadeguatezza dell’impianto.
Il San Paolo è obsoleto e ha bisogno di una pesante ristrutturazione, ma
l’altro anno è stato il secondo incasso d’Italia. Anche in tv la gente
preferisce la
Champions. Del resto, se l’Uefa raccoglie 1,3 miliardi per la Champions e 210 milioni
per l’Europa League, vuol dire che per le tv questo torneo non è interessante.
Che senso ha tenerlo in piedi? Sostituiamolo con una Champions a 64 squadre dove
Italia, Germania, Francia, Spagna e Inghilterra ne abbiano 6 a testa».
Il rischio è quello di un
calcio di ricchi e per ricchi, non solidale: tutto il contrario di quello per
cui sta lottando Platini.
«Platini è una brava
persona, ma non è detto che quello che lui dice sia la verità assoluta. Sono
critico verso Michel, pur stimandolo, per richiamarlo ai suoi doveri: non può
pensare che in Europa abbiamo tutti le stesse esigenze. Dovrà modulare i tornei
in modo da lasciare in equilibrio i bilanci dei club che investono e portano
più spettacolo, permettendo il rispetto del fair play da lui inventato e tanto
sbandierato».
Lei cosa farebbe?
«Se fossi Platini,
chiederei ancora a tutte le federazioni e leghe un campionato nazionale a 16
squadre: permetterebbe meno gare e meno spese per i tifosi, che investirebbero
più in Champions, liberando così date per l’Europa. Poi unificherei Serie B e
C, con giocatori soltanto di 17-20 anni che possano essere utili alla A,
eliminando le "Primavera". Ma se l’Uefa continua a vendere diritti tv
di Champions, anzi a svenderli, invece di commercializzarli direttamente agli
spettatori, non si aumenterà mai il fatturato. E se la Cina e il Brasile si mettono
a investire sul serio, diventerà difficile competere. È una vecchia mentalità
che ha sempre il sopravvento: vuole un esempio?».
Prego.
«Cinque anni fa, quando il
Napoli è rientrato nelle coppe, nessuno voleva comprare la gara di Intertoto
con il Panionios. "Non vale niente, questa roba non la compriamo", mi
dicevano. Bene, ho distribuito personalmente i diritti, creando un biglietto
virtuale da 10 euro in pay-per-view per i privati, 99 euro per i bar.
Risultato: più di un milione di euro per il Napoli. Con le nuove tecnologie si
possono decuplicare i ricavi dello stadio virtuale».
Torniamo al campionato: la Juve è in crisi?
«No, è come noi l’anno
scorso. Campionato, Champions e Coppa Italia ti portano via energie. Spero
elimini il Celtic e vada più avanti possibile».
E sta arrivando
Napoli-Juve.
«Non ne parlo, sono scaramantico
e prima c’è Lazio-Napoli. Però Napoli-Juve si sfideranno tre volte in pochi
giorni: dopo il campionato avremo anche la finale di Coppa Italia Primavera,
prima a Torino, poi al San Paolo. Noi abbiamo una squadra dal grande futuro con
Insigne Jr., Tutino, Novotny: il 23 marzo aprirò lo stadio con prezzi
popolarissimi perché sia pieno. Una gran festa dei giovani che vorrei sempre in
campo».
Non è che Insigne senior
giochi tantissimo...
«Ma un grande club deve
avere quattro attaccanti in rosa e non contano iminuti, conta essere importante
quando sei chiamato. Insigne lo è sempre. E forse la Juve non fa turnover in
attacco ogni partita? Eppure è in testa».
A proposito di attaccanti.
Qualcuno ha scritto che per un’offerta di 60 milioni è quasi un dovere vendere
anche Cavani...
«E chi me li dà? D’estate
ne ho rifiutati 55, il Real Madrid non arriva a 50. E per pagare i 63 della
clausola ce ne vogliono circa 70...».
D’accordo, ma se uno si presenta
con la cifra prende Cavani.
«Dal punto di vista legale
non posso far niente. Ma posso far di tutto per convincere il giocatore a
restare: ci vuole l’accordo con lui. E l’ultima cosa che penso è privarmi di
Cavani: mi piace come giocatore e come uomo, c’è sempre, risponde sempre
presente, è affidabile al 100 per cento. I rapporti umani contano: lavoro con
gli stessi registi perché ci si trova bene».
Mazzarri è uno di questi
registi?
«Un ottimo regista e una
persona per bene. È uno che deve aver sofferto nella vita e per questo è
guardingo e protettivo verso se stesso e i giocatori. Se scavi nella sua
psicologia trovi una persona onestissima, colta nel calcio, direi da professore
di Harvard. Perfetto per il Napoli. Al cinema sono quello delle grandi
esclusive: anche nel calcio, se c’è reciprocità».
Maradona in esclusiva,
magari in un giorno speciale?
«Quel che ha fatto è un
ricordo immenso che appartiene a tutti i napoletani. Per il resto, casa mia è
casa sua: l’ho conosciuto dieci anni fa,mi colpì la sua umanità e l’amore per
le figlie. Non ha bisogno del mio permesso per venire tutte le volte che
vuole».
Cosa pensa degli arbitri?
«Che è complicato dare le
chiavi della serenità. Conte ha fatto bene a chiedere scusa, a volte mettiamo
troppa pressione. Mi piacerebbe solo fischiassero meno, come in Champions
League. Scelta culturale di Collina e Platini. Perché Platini è il principe del
calcio, non dell’economia ».
E le scommesse
clandestine?
«Un anno fa ho letto un
libro di un magistrato napoletano, pieno di cifre, dati e nomi. Si parlava già
di Singapore. Non è che stiamo perdendo tempo? Il giro d’affari è di 200
miliardi all’anno: le mafie hanno lasciato lo spaccio e si sono tuffate nelle scommesse
perché c’è un vuoto legislativo. Dobbiamo intervenire subito, in Italia e in
Europa, con sanzioni penali. Quelle sportive non bastano. Un calciatore, un
arbitro, un presidente deve sapere che lo aspetta la prigione se truffa".
fonte: Gazzetta dello Sport

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